L’allarme di Tajani sulle elezioni: Cyber-attacchi, tutti a rischio

Il Presidente del Parlamento Ue: voto libero se ci difendiamo delle notizie false

 

di Alessandro Butticé

Da una recente indagine Eurobarometro, sono merse le aspettative degli Europei per le elezioni europee del maggio 2019, e i fattori che li motiverebbero a esprimere il loro voto. È però risultato anche che la maggioranza dei cittadini dell›UE è preoccupata che le campagne di disinformazione, le violazioni dei dati e gli attacchi informatici interferiscano con i processi elettorali. Ci siamo quindi rivolti al Presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, che abbiamo intervistato, per conoscere la sua opinione in proposito.

Presidente Tajani, quali rischi ci sono di interferenze della cybercriminalità o di lobbies interessate ad indebolire l’Europa per il regolare svolgimento delle prossime elezioni europee?

“L’83% dei cittadini europei ritiene che le fake news rappresentano una minaccia concreta per la democrazia. Praticamente tutti (99%) affermano di aver riscontrato delle notizie totalmente false, pubblicate e diffuse sulle piattaforme online.
A meno di sei mesi dall’appuntamento di maggio 2019 con le elezioni europee, dobbiamo unire le nostre forze e conoscenze, per difendere il diritto di tutti i cittadini europei in questo caso, di tutti gli elettori europei di esprimere un voto libero e regolare. Un voto che sia posto al riparo, il più possibile, dal dilagante fenomeno delle informazioni deliberatamente false, dalle campagne di disinformazione, dal ricorso sistematico alla violenza verbale o hate speech e da ogni altro condizionamento basato sull’impiego degli algoritmi o sull’uso (indiscriminato) dei dati personali.”

Cosa può e deve fare l’Europa per proteggersi da questi rischi?

“L’Europa deve continuare ad essere un modello di informazione libera, accurata e di qualità. Soltanto 10 anni fa, nessuno utilizzava espressioni come fake-news o fact-checking, ormai entrate nel linguaggio corrente e comune. Andando più indietro nel tempo quando ero giornalista e si lavorava ancora alla macchina da scrivere la verifica delle fonti e l’accuratezza delle notizie erano le basi del mestiere.
Nell’esercizio del diritto e del dovere d’informazione, la credibilità e la correttezza restano dei principi fermi e non-negoziabili. L’avvento della digitalizzazione e delle nuove forme di produzione (e di consumo) dell’informazione, non è stato privo di conseguenze, sia positive che negative. Siamo ben consapevoli che tale contesto, negli ultimi anni, è divenuto ben più complesso, insidioso, aggressivo e difficile.”

Che misure stanno prendendo il Parlamento europeo e gli Stati Membri a tutela del rispetto delle regole democratiche?

“Sei mesi fa, il 25 maggio, sono entrate in vigore le nuove regole europee per la protezione dei dati personali (GDPR) che garantiscono tra l’altro il “diritto all’oblio”
e il diritto di sapere quando i nostri dati personali sono stati violati o utilizzati in maniera scorretta. L’Europa è all’avanguardia nella tutela della privacy. Tuttavia, trattandosi di una questione in continua e rapida evoluzione, resta molto da fare e vigilare, a livello sia europeo che nazionale. I giganti del web non possono essere legibus solutus. Come per l’avvento dell’auto o dell’elettricità, una trasformazione così radicale necessita delle buone regole. Lo scandalo Cambridge Analytica sull’utilizzo illecito dei dati personali per influenzare i processi elettorali, ha confermato l’urgenza di governare quella che in assenza d’interventi è una giungla dove vige la legge del più forte. In gioco ci sono alcuni diritti fondamentali, come il diritto alla privacy, e l’idea stessa di democrazia.
Per questo, lo scorso 22 maggio il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, su mio preciso invito, è venuto di persona in Parlamento per fare chiarezza e ristabilire un clima di fiducia, rispondendo ai dubbi e ai timori di milioni di utenti che sono, innanzitutto, dei cittadini europei. Per esprimere il suo potenziale di crescita e innovazione, la rivoluzione digitale affonda le sue radici nella libertà. Ma non dobbiamo dimenticare che nelle democrazie liberali alla libertà si accompagna sempre il principio di responsabilità.
Devono essere soggetti alle stesse regole su protezione dei lavoratori, privacy, consumatori, trasparenza, tassazione o proprietà intellettuale previste per le altre imprese; anche per una concorrenza leale con i cosiddetti operatori tradizionali. Buone regole assicurano, inoltre, il funzionamento del mercato Ue, senza barriere e abusi di posizioni dominanti. Le piattaforme che si comportano come editori con lauti ricavi dalla raccolta pubblicitaria devono anch’esse essere responsabili dei contenuti. Non possono permettere, impunemente, la diffusione di contenuti pedopornografici, messaggi di radicalizzazione terroristica, odio razziale, oltre alla proliferazione delle notizie false. Buone regole vuol dire, anche, trovare il giusto equilibrio tra libertà degli utenti e rispetto della riservatezza. Non è accettabile che il prezzo da pagare per l’utilizzo delle applicazioni online consista nella rinuncia alla privacy. Il caso FacebookCambridge Analytica ci ha chiamati a vigilare, ulteriormente, sugli abusi, confermando l’impegno dell’Ue che resta all’avanguardia sul fronte della privacy.
Oltre alla dimensione legata al rispetto dei diritti civili, non dobbiamo sottovalutare la dimensione economica: un buon quadro di regole è indispensabile per creare fiducia e attirare investimenti. L’anno scorso, al vertice di Tallinn, le istituzioni Ue e i capi di Stato e di governo si sono impegnati ad investire di più nel digitale. Un banco di prova è l’attuale discussione sul nuovo bilancio pluriennale Ue. Ritengo essenziale che vengano aumentati, in maniera sostanziale, gli investimenti in ricerca, innovazione, sviluppo industriale e formazione. Per far crescere start-up e modelli di business innovativi, abbiamo bisogno di economie di scala e risorse. Nessuno Stato membro, da solo, è in grado di sviluppare connettività 5G, cybersicurezza, gestione di grande quantità di dati.”

Quali pensa siano i Paesi più a rischio di interferenze cibernetiche?

“Tutti. Nessuno escluso. Si tratta di un fenomeno globale e mondiale, quindi non limitato ad uno specifico contesto europeo, nazionale o regionale.
Il Parlamento europeo, insieme alla Commissione europea, ha richiamato, più volte, le autorità competenti di tutti gli Stati membri a vigilare sulla base degli strumenti normativi ed operativi esi-stenti affinché sia assicurata una tenuta corretta, regolare e trasparente delle prossime elezioni europee. Lo stesso discorso vale per ogni processo elettorale e democratico,
il quale per definirsi come tale deve essere basato sull’accesso ad un’informazione accurata, completa e di qualità. Lo ho sottolineato e ricordato, giusto la scorsa settimana, in occasione di un seminario al Parlamento europeo sulla libertà di stampa, promosso e organizzato dalle
rappresentanze dei giornalisti e degli operatori dell’informazione.”

Diritto e libertà d’informazione e fake news. Cosa sta facendo il Parlamento europeo a difesa della libertà di stampa e del diritto ad un’informazione di qualità?

“Su iniziativa del Parlamento europeo e della Commissione, circa tre mesi fa, tutte le principali piattaforme quali Facebook, Google, Twitter e Mozilla, nonché l’industria pubblicitaria hanno sottoscritto un Codice volontario di autodisciplina. Tale codice prevede misure per contrastare la disinformazione: dalla maggiore trasparenza delle inserzioni pubblicitarie a scopo politico ed elettorale, fino alla chiusura degli account falsi. I primi risultati di questa strategia saranno verificati e disponibili entro la fine di dicembre. Nel caso in cui il codice volontario si riveli inefficace, è bene tenere sul tavolo l’opzione di regole vincolanti. Nella dichiarazione congiunta sulle priorità legislative, Parlamento, Commissione e Consiglio Ue si sono impegnati a completare il Mercato unico digitale. Questo significa adottare, anche, entro il termine di questa legislatura, delle regole per un alto livello di protezione dei dati personali e dei diritti digitali di cittadini e imprese. Ringrazio la Commissione europea, in particolare la Commissaria Gabriel, per il suo eccellente lavoro e per il lavoro di squadra fatto insieme al Parlamento, nel mettere a punto questa strategia. L’esercizio del diritto di voto va difeso, sempre, da ogni nuova o vecchia minaccia. Riferendomi alle “vecchie” minacce che continuano a gravare, tuttora, sull’informazione, vorrei ricordare il sacrificio di Daphne Caruana Galizia e Ján Kuciak.
Questi giornalisti europei hanno perso la vita, nel corso dell’ultimo anno, mentre svolgevano il loro lavoro di verifica e di ricerca della verità. Mi esprimo ora come (ex) giornalista. Ricordiamoci sempre che Daphne di cui abbiamo celebrato di recente, a Strasburgo, il primo anniversario della sua scomparsa e Ján hanno dato il bene massimo di cui disponevano: la propria vita. Per questo il lavoro di pubblicazioni come “Più Europei” è importante e fondamentale. In questo sconfinato spazio di libertà digitale, siete delle sentinelle per un’informazione corretta, accurata, puntuale e completa, raccolta nell’interesse primario ed esclusivo dei vostri lettori e di tutti i cittadini.»

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