Ottanta euro di opposizione

La circostanza di cui si è parlato di più sui giornali italiani, riguardo la visita di Giorgia Meloni il 14 agosto in Albania per incontrare il premier Edi Rama, è stata la sua decisione di rimborsare a un ristorante albanese il conto di quattro turisti italiani che se ne sono andati via senza pagare: 80 euro. L’episodio è stato riferito alla delegazione italiana in visita, e la premier – l’unica, secondo le note ufficiali, a non riderne – si è indignata per l’immagine negativa che gli scrocconi avevano dato. Ha chiesto quindi all’Ambasciatore italiano di pagare il conto. Presto fatto, e la Farnesina ha riferito la circostanza. Che ha provocato un’altra indignazione, in Italia, da parte delle opposizioni. “Ma come, la premier usa il denaro pubblico per pagare il conto dei turisti?”. Subito è arrivata la precisazione della Farnesina: no, la premier ha pagato di tasca sua. La Farnesina ha forse sbagliato a non specificare subito che non sarebbe stato usato denaro dello Stato. Ma chi si è reso ridicolo è chi ha criticato, non la premier. Di fronte a un debito pubblico di 2.843 miliardi, gli 80 euro che sarebbero costati ai cittadini – peraltro per una valutazione sull’immagine del Paese che è sensata – sono una somma ridicola. Lo spreco del denaro pubblico è ben altro. Di questo viaggio di ferragosto sembra invece sfuggito il bilancio politico. È stato detto: la premier è andata in Albania per affari (la commessa di una centrale nucleare costruita da imprese italiane) confermando l’appoggio per l’ingresso nella Ue di Tirana. Ma Meloni ha portato all’incasso non solo la cartolina di una leader che usa il traghetto per andare dalla Puglia – dove era in vacanza – sull’altra sponda del mare. Anche un’accoglienza entusiasta (“una vera europeista” l’ha definita Rama) da parte del premier di un governo socialista. Non l’altra sponda del mare, ma l’altra sponda degli schieramenti. fm

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