Nemmeno in Europa i difensori dei diritti umani possono essere considerati al sicuro!

 di Rodolfo Martinelli Carraresi

6.000.000.000 di persone, nel mondo, vivono in paesi dove le libertà di opinione sono in tutto o in parte negate.

Una ricerca dell’organizzazione CivilLiberties Union for Europe, dal titolo Participatorydemocracy under threat: Growingrestrictions on the freedoms of NGOs in the EU” – sottolinea la gravità degli attacchi ripetuti alle organizzazioni della società civile in vari paesi membri dell’Unione Europea. La restrizione degli spazi di agibilità per le organizzazioni della società civile è spesso accompagnata da misure volte a limitare la libertà d’espressione e di stampa e contro l’autonomia e l’indipendenza del potere giudiziario. Le organizzazioni più colpite sono quelle che lavorano per assicurare le libertà e i diritti civili, quelli delle minoranze, dei rifugiati e dei diritti Lgbti e delle donne. Lo scorso anno, i difensori dei diritti dei migranti e dei rifugiati sono stati presi di mira in Croazia, Francia, Grecia, Italia, Macedonia, Cipro, Serbia, Turchia e Ucraina e numerose associazioni evidenziano come una narrativa che collega i trafficanti alle Organizzazioni non governative (Ong) sia stata diffusa per colpire i difensori dei diritti umani che aiutano i rifugiati.

In Ungheria, alcuni mesi fa,il governo ha approvato una legge che colpisce le Ong che ricevono più di 24.000 euro all’anno in donazioni straniere e che non si sono registrate presso le autorità entro 30 giorni come “organizzazioni finanziate all’estero”. Se al termine di questo periodo, un’Ong si rifiuterà di registrarsi, i giudici potranno elevare una multa pari a 2.917 euro, convocare un’Assemblea generale “per ripristinare la legalità delle sue attività” o decretarne lo scioglimento.

Sotto il profilo della promozione e della tutela dei diritti umani, l’Unione Europea (UE) svolge un’azione importante nelle sue relazioni esterne. In tale quadro si ricollega l’azione europea di sostegno ai Difensori dei diritti umani, che è dal 2004 un elemento stabile dell’azione esterna dell’UE per quanto concerne le politiche di sostegno ai diritti umani. L’azione di protezione dell’UE si basa sulla “Dichiarazione sui Difensori dei diritti umani”, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Al fine di assistere e proteggere questi soggetti, nel 2004, è stato elaborato il documento “Garantire protezione – Orientamenti dell’Unione Europea sui Difensori dei diritti umani”.Oltre a proporre metodi pratici per assistere e sostenere i difensori dei diritti umani in ogni eventualità, gli Orientamenti esplicitano la gamma di azioni che l’UE può intraprendere nel momento in cui un difensore è in pericolo. Per una completezza di informazione cosa succede nel mondo ? Si stima che almeno sei miliardi di persone, nel mondo, vivano in paesi dove la libertà di opinione, associazione, iniziativa sociale e politica, la possibilità di organizzare campagne per i diritti civili, sociali, ambientali sono in tutto o in parte negate. Chi difende i diritti umani è in pericolo di vita. A denunciarlo è una ricerca di Amnesty International dal titolo “Attacchi mortali e prevenibili: uccisioni e sparizioni forzate di coloro che difendono i diritti umani” – Il rapporto riporta testimonianze di amici, parenti e colleghi di difensori e difensore dei diritti umani impegnati nella difesa dell’ambiente, dei diritti delle donne e di quelli delle persone Lgbti così come giornalisti e avvocati, uccisi o vittime di sparizione forzata; e mette insieme storie di ogni parte del mondo per illustrare l’aumento di attacchi contro i difensori e le difensore dei diritti umani che potrebbero essere prevenuti e mette in evidenza un raggelante sistema d’impunità. Tra i casi denunciati e rimasti impuniti, si segnalano: -Berta Cáceres, un’attivista per l’ambiente e per i diritti dei popoli nativi dell’Honduras, uccisa nel 2016 dopo anni di minacce e aggressioni; -Xulhaz Mannan, un attivista per i diritti delle persone Lgbtiq in Bangladesh, accoltellato a morte nel 2016 insieme a un collega. Dopo 18 mesi, la giustizia si fa ancora attendere; -Pierre ClaverMbonimpa, fondatore di un’organizzazione per i diritti umani del Burundi, raggiunto da due colpi di pistola alla testa e al collo nel 2015. Mesi dopo, mentre era all’estero per ricevere cure mediche, suo figlio e suo genero sono stati assassinati; -i “quattro di Douma”, quattro attivisti della Siria rapiti nel loro ufficio da uomini armati nel dicembre 2013 e da allora mai più visti. Nel 2017, l’organizzazione FrontlineDefenders, ha dichiarato che sono stati oltre 300 i difensori dei diritti umani uccisi nel mondo. L’80% degli omicidi è stato registrato in soli quattro paesi: Brasile, Colombia, Messico e Filippine. Il 67% delle vittime era impegnato nella difesa della terra, dei diritti dei popoli indigeni “e quasi sempre nel contesto di mega-progetti, attività estrattive e grandi attività economiche”.I motivi alla base dell’accanimento contro i difensori dei diritti umani sono molteplici. Alcuni sono presi di mira a causa della loro occupazione (come nel caso degli avvocati, dei giornalisti o dei sindacalisti), altri per la loro opposizione a potenti attori che violano i diritti umani, altri ancora per aver condiviso informazioni o per aver aumentato la sensibilità sulle questioni relative ai diritti umani. Molti rischiano di essere attaccati per quello che fanno e per ciò che sono: ad esempio, coloro che difendono i diritti delle donne, o delle lavoratrici del sesso o ancora delle persone Lgbtiq; oppure coloro che difendono i diritti dei popoli nativi e di altre minoranze; o infine coloro che operano durante i conflitti o all’interno di comunità che sono nella morsa della criminalità organizzata o di repressioni violente. Nell’ambito della sua campagna globale CORAGGIO, Amnesty International intende sollecitare tutti gli stati a dare priorità al riconoscimento e alla protezione dei difensori e delle difensore dei diritti umani. Le autorità statali devono appoggiare pubblicamente il loro lavoro e riconoscerne il contributo all’avanzamento dei diritti umani. Inoltre, devono prendere tutte le misure necessarie per impedire ulteriori attacchi nei loro confronti e portare alla giustizia i responsabili di uccisioni e sparizioni forzate attraverso indagini e procedimenti giudiziari efficaci. Ma soprattutto i governi dovrebbero affermare pubblicamente che queste violazioni dei diritti umani non saranno tollerate.

 

 

 

 

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