Notizie dall’Europa

Sono queste una serie di notizie, che il collega Carlo Felice Corsetti ha preso dal Consiglio Europeo, ovviamente sintetizzate, che noi abbiamo postato  come ci sono state inviate.

Migranti: cresce il ruolo della BEI, la Banca europea per gli investimenti

La Banca europea degli investimenti (BEI) ha avuto l’ok dal Parlamento europeo per devolvere 5,3 miliardi di euro in prestiti per progetti esterni all’Unione europea. Molto importante, nel contesto attuale, è il fatto che 3,7 miliardi di euro di tale importo finanzieranno progetti sui fenomeni migratori. Con 487 voti favorevoli, 96 contrari e 42 astensioni, è stato approvato l’accordo fra Parlamento e Consiglio. E’ stato aggiunto un quarto obiettivo al mandato della BEI per i prestiti ai Paesi terzi, allo scopo di agire direttamente sulle cause delle migrazioni; sono stati incrementati i prestiti BEI ai progetti di contenimento dei cambiamenti climatici; sono state avviate iniziative contro il terrorismo, riciclaggio e frode fiscale. Esprimendosi sulla relazione annuale sulle attività finanziarie della BEI per il 2016, i deputati, con 493 voti favorevoli, 89 voti contrari e 44 astensioni, hanno dato molto valore agli investimenti BEI, auspicando più interventi contro le frodi fiscali. “Con questo voto – ha detto la relatrice Eider Gardiazabal Rubial (S&D, ES) – miglioreremo l’azione dell’UE all’estero attraverso la BEI, aumentando la nostra capacità di investimento a 32,3 miliardi di euro entro il 2020, con uno sforzo speciale nei paesi mediterranei e nei Balcani. Abbiamo fatto in modo che tutte le iniziative finanziate attraverso questo programma contribuiscano al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile e, quindi, all’eliminazione delle cause profonde della migrazione “. “Inoltre – ha aggiunto – per rispettare l’accordo di Parigi e il nostro impegno ad aiutare i Paesi in via di sviluppo, abbiamo aumentato la quota degli investimenti legati al cambiamento climatico dal 25% al 35%”. “Abbiamo anche introdotto una legislazione molto più restrittiva per prevenire il riciclaggio di denaro o il finanziamento al terrorismo. A tale scopo, la BEI deve presentare una relazione annuale sull’attuazione di questa politica, inclusa una relazione paese per paese e un elenco degli intermediari con i quali collabora” ha concluso.
Nel dettaglio, i progetti esterni all’UE sono il 10% dei prestiti totali della BEI, che dispone di 27 miliardi di euro, più 3 di riserva. Le novità consentiranno di usare 1,4 miliardi della citata riserva per progetti del settore pubblico sulle cause delle migrazioni e aggiungeranno 2,3 miliardi ai prestiti al settore privato per problematiche migratorie.

Pesticidi: commissione speciale esaminerà procedura di autorizzazione

Il Parlamento europeo ha istituito, definendone contestualmente la composizione, una commissione speciale con il mandato di esaminare le procedure con cui l’UE autorizza i pesticidi. Commissione divenuta importante dopo le preoccupazioni sollevate dal rinnovo per 5 anni di un erbicida, in presenza di dubbi sulla credibilità di parte degli studi utilizzati. Sono membri della commissione tre eurodeputati italiani: Herbert Dorfmann (PPE), Simona Bonafè (S&D) e Piernicola Pedicini (EFDD). Fra i compiti assegnati alla commissione la valutazione della procedura di autorizzazione dei pesticidi nell’UE, le anomalie nelle procedure di valutazione scientifica e approvazione, i possibili conflitti di interesse e l’adeguatezza del personale e dei finanziamenti. La commissione avrà durata di nove mesi e presenterà al voto della Plenaria le conclusioni e le raccomandazioni per il futuro. Si riterrebbe opportuno un rafforzamento delle agenzie dell’UE per poter commissionare studi pubblicati e indipendenti sottoposti a revisione paritaria, su cui basare l’intera procedura autorizzativa dell’UE oltre alla valutazione scientifica.

Ora legale: il Parlamento chiede una valutazione sul cambiamento di orario

I deputati, con l’approvazione di una risoluzione non legislativa, hanno chiesto una valutazione delle modalità di funzionamento dell’ora legale e l’eventuale revisione delle stesse. Il cambiamento dell’orario adesso avviene due volte l’anno, nell’ultimo fine settimana di marzo e di ottobre, in corrispondenza con l’inizio e la fine dell’estate. I tanti studi commissionati da cittadini preoccupati non sono riusciti ad escludere riflessi negativi sulla salute delle persone. I deputati, che hanno approvato la risoluzione con 384 voti favorevoli, 153 contrari, 12 astensioni, hanno sottolineato la necessità di mantenere un sistema orario uniforme in tutta l’Unione europea, evitando sistemi diversi. Infatti la direttiva attuale, del 2001, per non turbare il mercato interno, ha previsto data e ora comuni per inizio e fine dell’ora legale.

Brexit: sarà ridotto il numero dei deputati

La Brexit obbliga le Istituzioni dell’Unione europea a decidere cosa fare dei 73 seggi lasciati liberi dal Regno Unito nel Parlamento europeo. Quest’ultimo ha approvato, con 431 voti favorevoli, 182 contrari e 61 astensioni, una proposta da sottoporre al Consiglio europeo (capi di Stato e di governo dell’UE) che, dopo la sua decisione, rinvierà il tutto al Parlamento per il voto finale. In sintesi il Parlamento vorrebbe: ridurre il numero dei deputati da 751 a 705 (meno 46); suddividere quindi i 73 seggi già del RU in due parti, n. 46 da lasciare in riserva per eventuali nuovi futuri ingressi nell’UE e n. 27 da ripartire fra i 14 paesi membri comunemente ritenuti sottorappresentati. Tre di questi sarebbero assegnati all’Italia, che passerebbe da 73 a 76. L’Aula ha respinto la proposta di istituire una circoscrizione elettorale a livello europeo per un certo numero di eurodeputati.
Il trattato dell’UE (art.14, paragrafo 2) stabilisce che i deputati del PE non possono essere più di 750, oltre il Presidente. Vige altresì il c.d. principio della ‘proporzionalità degressiva’: nessuno stato può avere più seggi di uno più grande, il rapporto popolazione/seggi cresce sino ad arrotondarsi in numeri interi. Si ha una soglia minima di 6 membri per stato e una massima di 96.

“In tempi in cui la democrazia come sistema è messa in discussione – ha detto la correlatrice Danuta Hubner (PPE, PL) – è nostro dovere riaccendere la passione dei cittadini per la democrazia. Mi auguro che si possa compiere un passo nella giusta direzione approvando una ripartizione equa dei seggi del Parlamento europeo, che segua principi obiettivi e rispetti il Trattato sull’Unione europea”. “Questo voto è un importante passo in avanti per la democrazia europea – ha dichiarato il correlatore Pedro Silva Pereira (S&D, PT) – La nuova ripartizione dei seggi significa che ridurremo il numero complessivo di deputati da 751 a 705, garantendo nel contempo che nessuno Stato membro perda un seggio. I paesi attualmente sottorappresentati riceveranno 27 dei 73 seggi del Regno Unito disponibili, dopo che il Regno Unito avrà lasciato l’UE. Ciò renderà il Parlamento europeo una raffigurazione più equa dei cittadini che rappresenta”.

Elezioni 2019: Il sistema degli “Spitzenkandidaten” non può essere revocato

Il Parlamento europeo non accetterà candidati alla presidenza della Commissione non nominati ‘candidati principali’ dai partiti politici europei prima delle elezioni del 2019. Il sistema degli “Spitzenkandidaten” ha funzionato bene nel 2014, quando fu eletto Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, creando un legame tra esito delle elezioni e presidente della Commissione.
I Commissari in carica possono presentarsi come ’candidati principali’ prima delle elezioni europee. I deputati hanno adottato le proposte di modifica, dell’accordo sulle relazioni tra Parlamento europeo e Commissione europea, con una risoluzione approvata con 457 voti favorevoli, 200 contrari e 20 astensioni. “L’UE deve essere più democratica, più trasparente o, semplicemente, non avrà ragione d’essere – ha detto il relatore Esteban Gonzàlez Pons (PPE, ES) – Il fatto che i cittadini conoscano i candidati alla Presidenza della Commissione europea prima delle elezioni è un passo importante nella giusta direzione”. “La scelta del Presidente della Commissione europea – ha detto il Presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani – con il metodo degli Spitzenkandidaten utilizzato nel 2014, è un traguardo sulla via di un’Europa più politica e democratica da cui non si deve tornare indietro. Dobbiamo rafforzare questo processo, continuando a lavorare per avvicinare l’Europa e le sue istituzioni ai cittadini, coinvolgendoli nelle decisioni che riguardano il loro futuro. Il voto con cui i popoli europei scelgono i propri rappresentanti, anche sulla base del candidato indicato a presiedere l’esecutivo Ue, favorisce la partecipazione. Contribuisce, inoltre, a rafforzare il legame di controllo politico tra Parlamento e Commissione proprio di tutte le democrazia parlamentari”. “I nostri cittadini – ha aggiunto Tajani – vogliono che sia la politica, e non la burocrazia, a guidare l’Unione. Preferiscono una competizione aperta e trasparente tra partiti e candidati ad accordi a porte chiuse”. La commissione parlamentare per gli affari costituzionali ha approvato recentemente le modifiche all’accordo interistituzionale nate dai negoziati tra la Conferenza dei Presidenti del Parlamento e la Commissione europea. Secondo il Trattato di Lisbona il Consiglio europeo nomina, con maggioranza qualificata, il presidente della Commissione che sarà approvato dal Parlamento europeo, alla luce dei risultati elettorali del Parlamento. Poiché il sistema dei “candidati principali” o “Spitzenkandidat” non figura nei trattati UE, il suo primo utilizzo nel 2014 è stato frutto di un accordo tra i leader del Consiglio europeo, il Parlamento europeo e i partiti politici sull’interpretazione dei trattati.

Primo ministro Croato: discussione con i deputati sul futuro dell’Europa

Si è trattato del secondo dei dibattiti tra i capi di Stato e di governo dell’UE e i deputati, sul futuro dell’Unione europea, previsti nel corso del 2018. “Il nostro cammino deve andare avanti, non indietro. La Croazia è entrata nell’Unione europea per costruire e sviluppare il progetto europeo insieme ai nostri partner, per costruire un futuro basato sull’uguaglianza tra gli Stati, i cittadini e le opportunità”, ha detto il Primo ministro croato Andrej Plenković. Ha poi aggiunto, nel merito della sua visione sul futuro dell’Europa, che la solidarietà deve rimanere “un pilastro delle nostre azioni” e che un’Europa unita è la chiave di volta, “perché possiamo andare avanti solo se siamo uniti”. Ha inoltre sottolineato l’importanza della crescita e della coesione, con tutti i membri dell’Unione europea che progrediscono allo stesso modo. “I nostri cittadini dovrebbero percepire tutti i vantaggi dell’adesione all’UE; dovrebbero abbracciare e partecipare attivamente alla continuazione della sua costruzione”. L’Unione europea deve investire nell’istruzione, nella ricerca e nello sviluppo, dando stabilità finanziaria a protezione dei cittadini. “Nel suo discorso, il Primo Ministro Plenkovic ha delineato una visione positiva e lungimirante per il futuro dell’Europa – ha dichiarato il Presidente del Parlamento Antonio Tajani – in cui la Croazia e l’UE, lavorando insieme, realizzeranno un’Unione più efficace. Ha avanzato argomentazioni eccellenti a favore dell’adesione all’ Unione europea e del modo in cui ha avvantaggiato la Croazia. Allo stesso tempo, ha giustamente sottolineato alcune delle sfide che dobbiamo affrontare insieme, come la sicurezza, l’immigrazione incontrollata e la disoccupazione giovanile”. Fra i vari argomenti trattati dai deputati un bilanciamento tra l’identità nazionale e quella europea, maggiori investimenti per nuovi posti di lavoro e tenore di vita dignitoso, maggiori responsabilità sociali per l’Europa, riforme istituzionali come la creazione di una circoscrizione elettorale paneuropea.

 


 

Carlo Felice Corsetti
Fonte: Servizio stampa Parlamento europeo Italia

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