Il Covid aumenta le disuguaglianze di genere

di Giorgio De Rossi

Ad un anno dalla diffusione dell’epidemia di coronavirus è sempre più elevato il timore che la ricaduta sociale ed economica possa innescare, anche nel comparto lavorativo, un aumento crescente delle disparità di genere, sia sul Pianeta terra, che nell’Unione Europea. Infatti, nonostante i progressi fino ad ora raggiunti, esiste il concreto pericolo, per altre 47 milioni di donne e ragazze in tutto il mondo, di precipitare sotto la soglia di povertà. L’anno scorso è stato il 25° anniversario della Dichiarazione di Pechino dell’ONU, a favore dell’emancipazione femminile e del miglioramento della condizione delle donne nel mondo, ma la strada da percorrere per la parità di genere è a tutt’oggi ancora lunga e, purtroppo, fortemente ostacolata da una pandemia prepotentemente in corso. Secondo l’indice sull’uguaglianza di genere 2020, stilato dall’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere (EIGE), l’UE ottiene un punteggio del 67,9% sull’uguaglianza di genere: mantenendo il ritmo attuale, si stima che manchino almeno ancora 60 anni prima di poter raggiungere la completa parità. Il predetto organismo è un’Agenzia dell’UE, con sede a Vilnius, Capitale della Lituania, istituito dal Consiglio dell’Unione Europea ed operativo dal 2007. Compito dell’Istituto è quello di promuovere la parità tra i sessi e combattere le discriminazioni di genere. Il grafico illustra, in tutti i Paesi dell’Europa, la percentuale dell’occupazione maschile e femminile nei servizi sanitari registrata nel 2019.

La Lettonia è lo Stato che, con il quasi 90%, presenta la maggiore percentuale di donne occupate, mentre il nostro Paese vede un’occupazione femminile sopra al 60%. La crescita della precarietà femminile è stata segnalata anche dal Servizio Ricerca del Parlamento Europeo (European Parliamentary Research Service – EPRS) che, nei settori della sanità e del commercio, ha evidenziato il ruolo “in prima linea” del personale femminile. La quarantena, infatti, ha anche avuto un impatto sugli impieghi “al femminile” dell’economia, come quelli legati ai lavori domestici ed assistenziali (95%), all’assistenza all’infanzia (93%), nonché ai servizi di segreteria e di cassa (82%).

Il Servizio di Ricerca ha, inoltre, evidenziato come oltre il 30% delle donne nell’UE lavori in “part-time” ed è impiegata in larga parte nell’economia informale, caratterizzata da minori diritti sul lavoro e protezione sanitaria e dall’assenza di altri benefici fondamentali. Le donne sono anche molto più propense ad utilizzare il tempo libero per prendersi cura di figli e parenti e, nel lockdown, hanno spesso dovuto combinare il telelavoro con la cura dei bambini. Nel mezzo dell’attuale pandemia era dunque fondamentale adottare una prospettiva di genere che contrastasse l’attuale crisi sanitaria, sociale ed economica. Ed è per tale motivo che il Parlamento Europeo, il 21 gennaio u.s., ha approvato la Risoluzione – PROV(2021)0025 – sulla “Strategia dell’UE per la parità di genere”. Come già rilevato in un precedente articolo, la Risoluzione non ha un’efficacia vincolante ma riveste comunque una notevole rilevanza politica quale atto di indirizzo nei confronti della Commissione. In tale documento il Parlamento, accogliendo con favore l’adozione della comunicazione della Commissione sulla “Uguaglianza per la parità di genere 2020-2025”, ha invitato la Commissione stessa a rispettare gli impegni del programma di lavoro 2020 “rammaricandosi del fatto che, contrariamente a quanto previsto, nel 2020 non sia stata introdotta una proposta di misure vincolanti in materia di trasparenza retributiva”. In aggiunta, I deputati hanno esortato la Commissione e gli Stati membri “ad integrare in modo sistematico una prospettiva di genere in tutte le fasi della risposta alla crisi della COVID-19 e a promuovere il coinvolgimento delle donne a tutti i livelli del processo decisionale”; ferma restando la pressante necessità di “ tenere in debita considerazione le esigenze delle donne in fase di definizione e distribuzione dei fondi stabiliti nell’ambito dello strumento dell’Unione europea per la ripresa Next generation EU”.

Il maggiore conflitto tra vita lavorativa e vita privata è uno dei fattori che portano l’occupazione femminile a essere più colpita di quella maschile, con potenziali impatti a lungo termine sull’occupazione, sulla retribuzione e sull’avanzamento di carriera delle donne. La pandemia ha anche portato in primo piano la questione della partecipazione delle donne al processo decisionale. Senza un approccio sensibile al genere, la pandemia potrebbe avere implicazioni di vasta portata, compreso un rischio reale di esacerbare le disuguaglianze di genere e invertire il progresso.

Allo stesso tempo, sono presenti nella citata Risoluzione, strumenti per l’integrazione della dimensione di genere come le “Valutazioni dell’impatto di genere” e il “Bilancio di genere” che potrebbero, se utilizzati in modo efficace, mitigare le conseguenze negative e contribuire al raggiungimento di una condizione paritaria. Quanto al primo strumento, l’Assemblea parlamentare è preoccupata per il fatto che il Green Deal europeo non includa una prospettiva di genere, né fa alcun riferimento alla parità di genere; esorta dunque la Commissione ad integrare la dimensione di genere nelle politiche ambientali e climatiche dell’UE, come il Green Deal, e sottolinea che tutte le politiche debbano basarsi su “Valutazioni dell’impatto di genere”, così da garantire che esse affrontino le disparità esistenti e le diverse forme di esclusione sociale; invita la Commissione medesima ad accrescere il sostegno finanziario volto a promuovere un’azione per il clima che sia equa sotto il profilo di genere, nonché a definire, sia a livello nazionale che locale, azioni che incoraggino la partecipazione paritaria delle donne agli organi decisionali e alla politica climatica, in quanto attrici del cambiamento.

I parlamentari hanno anche invocato con fermezza “la necessità di aumentare le risorse disponibili per i programmi dell’UE dedicati alla promozione della parità di genere e dei diritti delle donne, attraverso l’attuazione di un “Bilancio di genere” come parte integrante della procedura del Bilancio UE: in particolare, in tutte le fasi e linee di bilancio, ogni nuova misura o strategia dovrebbe essere oggetto di una valutazione dell’impatto di genere”. In tale contesto, il Parlamento invita la Commissione e il Consiglio ad “investire nell’economia dell’assistenza e ad adottare un “Care Deal” (Patto di assistenza) per l’Europa, a integrazione del Green Deal europeo. Per la prima volta, “la dimensione di genere sarà una priorità orizzontale del Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 e sarà accompagnata da una valutazione approfondita dell’impatto di genere e da un monitoraggio dei programmi”.

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