Parte l’Euro digitale, già registrato il marchio

di Giorgio De Rossi

Un sondaggio condotto dalla Banca dei Regolamenti Internazionali tra 66 Banche Centrali di tutto il mondo mostra come l’80% degli Istituti di Emissione sia al lavoro sulle versioni digitali delle loro valute. Tra questi, i funzionari della BCE hanno sottolineato la necessità di procedere alla valutazione dei pro e dei contro relativi all’emissione dell’euro digitale e di rimanere al passo con le tendenze tecnologiche mondiali: una valuta pubblica utilizzabile, sia dagli intermediari, che direttamente dai consumatori per effettuare pagamenti via smartphone. Anche la Presidente della BCE, Christine Lagarde, ha sostenuto che “Dovremo indagare ulteriormente, seriamente ed attentamente l’eventualità di una valuta digitale. Bisogna fare molta attenzione ai rischi, ma dobbiamo anche riconoscere i più ampi benefici sociali derivanti dall’innovazione e dar loro spazio”. Il progetto sta iniziando ad essere testato In Francia dalla Banca Centrale che ha già effettuato una transazione di prova pari a 40 milioni di euro digitali di obbligazioni garantite sulla blockchain pubblica sotto forma di token di sicurezza. Si tratta di uno dei più grandi esperimenti del genere svolti finora nell’Eurozona e potrebbe aprire la strada ad un futuro euro digitale da estendere a banche, imprese e consumatori. A compiere, comunque il primo passo verso un nuovo euro, fatto di bit, è stata proprio la Banca Centrale Europea (BCE) che, lo scorso 22 settembre, presso l’Ufficio per la proprietà intellettuale della Ue, ha registrato il marchio “Digital Euro”. È stata la prima iniziativa per la creazione di una valuta digitale che affianchi l’euro cartaceo e la moneta senza però sostituirli, atteso che l’Eurosistema continuerà ad emettere contante in ogni caso. Inoltre, per accelerare il processo di cambiamento, il 2 ottobre u.s., la BCE ha pubblicato un Rapporto approfondito sulla possibile emissione di un euro digitale. Si tratta del documento sulla “Moneta Digitale di Banca Centrale redatto dalla Task Force ad Alto Livello dell’Eurosistema” (High-Level Task Force on Central Bank Digital Currency, HLTFCBDC) che è stato approvato dal Consiglio direttivo. Il citato Rapporto esamina l’emissione di una “Moneta Digitale della Banca Centrale” (CBDC) – l’Euro Digitale – dal punto di vista dell’Eurosistema.

Nel grafico che segue vengono esaminati i principali motivi che condurrebbero all’emissione dell’Euro Digitale.

● L’Euro Digitale integrerebbe l’attuale offerta di contante e di depositi bancari.

● L’Euro Digitale può essere inteso come moneta della Banca Centrale proposta in forma digitale da utilizzare, da parte dei cittadini e delle imprese, per i loro pagamenti al dettaglio.

● L’Euro Digitale potrebbe sostenere gli obiettivi dell’Eurosistema fornendo ai cittadini l’accesso a una forma sicura di denaro nel mondo digitale in rapida evoluzione.

● L’Euro Digitale rappresenterebbe il denaro della Banca Centrale reso disponibile in forma digitale per i pagamenti al dettaglio.

● L’Eurosistema dovrebbe progettare un Euro Digitale che riuscisse ad evitare possibili implicazioni indesiderate per l’adempimento del suo mandato, sia per l’industria finanziaria, che per l’economia in generale. In aggiunta, L’Eurosistema deve affrontare una serie di importanti problematiche legali, tra cui la base giuridica per l’emissione, le implicazioni giuridiche delle diverse caratteristiche progettuali e l’applicabilità della legislazione dell’UE all’Eurosistema in quanto soggetto emittente.

● L’Euro Digitale deve tendere a prevenire il prelievo da parte di altre valute estere digitali, come lo yuan ed il dollaro. La Banca popolare cinese, seguita dalla Federal Reserve americana, sarà probabilmente la prima grande istituzione del suo genere ad emettere una versione digitale della sua valuta dopo test commerciali avanzati.

Il 12 ottobre è prevista una “consultazione pubblica” sull’Euro Digitale, stante la necessità di ricevere il feedback dei futuri utenti finali e dei potenziali intermediari. Pertanto, l’Eurosistema solleciterà i pareri di altre autorità pubbliche, delle istituzioni finanziarie e della società in generale per valutare la necessità, la fattibilità e i casi concreti di business per un euro digitale, senza comunque pregiudicare una decisione sull’emissione. “Dovremmo essere preparati all’emissione di una moneta digitale qualora ce ne fosse bisogno”, ha dichiarato la presidente Christine Lagarde facendo intendere che la Bce è pronta ad accelerare questo lungo percorso: la creazione di un euro digitale, che necessita la messa a punto di infrastrutture e complessi aspetti legali, potrebbe richiedere un arco temporale dai 18 mesi ai 3 anni. Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo e Presidente della sopracitata Task Force per l’Euro digitale, ha evidenziato che: “L’introduzione di una moneta digitale sosterrebbe la spinta dell’Europa verso la continua innovazione, contribuendo inoltre alla sua sovranità finanziaria e al rafforzamento del ruolo internazionale dell’Euro”. Il lavoro di studio e progettazione di un euro digitale è assolutamente necessario per l’Eurozona, perché “i sistemi di pagamento stanno cambiando, talora con grande rapidità. Si stanno affermando strumenti alternativi e pagamenti contactless: oggi molti di noi utilizzano sofisticate carte di pagamento o applicazioni su uno smartphone o su uno smartwatch.” Una moneta digitale unica, quindi, riuscirebbe a rispondere alla riformulazione della finanza, lanciando sfide e opportunità.

L’euro digitale, comunque, resta un obiettivo dell’Europa, che non vuole restare indietro nei campi dell’innovazione e della digitalizzazione. Panetta ha evidenziato almeno tre scenari in cui potrebbe risultare vantaggioso l’uso della moneta virtuale europea: la riluttanza crescente dei cittadini a impiegare il contante; l’affermarsi di eventi estremi come le pandemie che rendono insicura la valuta tradizionale; l’avanzare di strumenti digitali di pagamento stranieri con l’intento di minare la sovranità monetaria europea. Inoltre, conferirebbe efficacia al contrasto di attività illegali quali il riciclaggio di denaro ed il finanziamento del terrorismo.” Il percorso è dunque iniziato e la tecnologia ci dirà presto quali orizzonti si apriranno per la moneta del futuro nel nostro continente e cosa dovremo attenderci per il benessere e la custodia delle nostre tasche.