Allarme Ue. Coronavirus, è già seconda ondata

di Antonella Blanc

La Groenlandia è “covid-free”, libera dal covid: nessun contagio, nessun malato. Ed è la dimostrazione che sono le distanze a fare la differenza: l’isola è grande sette volte l’Italia, ma ha solo sessantamila abitanti. Le distanze, e l’isolamento: proprio perché è isola, ma soprattutto perché ha pochi contatti con il resto del mondo. In Italia, prima dell’estate, la Sardegna – nonostante tutt’altra densità di popolazione – era una regione quasi completamente libera dalla pandemia, e tutte le precauzioni imposte sul territorio nazionale lì potevano anche essere evitate. Ma poi, con la stagione turistica, è stata “contaminata”, diventando oggi una dei territori con più contagi in Italia.

La situazione è precipitata in Costa Smeralda, la località frequentata dai più ricchi. Che in quanto ricchi possono viaggiare, e hanno viaggiato prima di arrivare in Sardegna. Magari erano stati già in Spagna, o in Costa Azzurra, dove il virus si è diffuso con numeri preoccupanti. Ora tutti fanno i conti con l’imprudenza di pochi. E se l’Italia ha visto crescere i numeri dei contagi giornalieri fino a duemila al giorno, è proprio il nostro Paese – il primo ad essere colpito duramente in Europa dal coronavirus – a poter vantare una maggiore “resistenza” all’emergenza sanitaria, mentre in altre parti d’Europa si fa già i conti con quella che è stata chiamata “la seconda ondata”. Si teme che arrivi, è preannunciata per l’autunno, ma in realtà è già arrivata. Mentre alcune realtà nel mondo sono in piena pandemia (come l’India), in Europa la “prima ondata” si è fermata con il “lockdown”, la misura più estrema già presa in Cina e che sembrava non potesse mai essere necessaria in Occidente. Il lockdown, e cioè il divieto di uscire da casa se non per stretta necessità, con cui quasi tutti gli Stati membri dell’Unione hanno cercato di spezzare la catena dei contagi. Conclusa quella fase, con differenti politiche tra Paese e Paese, si è cercati di ritornare alla normalità pur con alcuni limiti (vietati gli assembramenti, distanziamento di almeno un metro, mascherina obbligatoria nei luoghi pubblici al chiuso) che sono stati condivisi da quasi tutti, mentre altri provvedimenti (come l’apertura/ chiusura delle scuole) hanno avuto interpretazioni anche molto diverse. I Paesi dove il turismo ha una voce importante nel bilancio hanno condizionato la riapertura ad alcune precauzioni. Ma non tutti si sono comportati allo stesso modo, e al di là degli impegni presi ufficialmente c’è stata tolleranza per salvare la stagione delle vacanze.

La Spagna ha affrontato con molta leggerezza la situazione, e quello che in Patria è stato chiamato il “grande relax” estivo, è diventato una trappola. I nuovi malati superano i 12mila e oltre un centinaio di morti al giorno in media. In agosto i contagiati sono raddoppiati, superando i 700mila casi in totale. Sono ancora di più (ufficialmente) i contagi in Francia, oltre i 15mila al giorno. I nostri vicini stanno ripensando le misure prese, affidando discrezionalità ai vari municipi. E il governo centrale è intervenuto con un secondo lockdown di bar e ristoranti a Marsiglia. Il ministro della Sanità francese Olivier Véran ha rivolto ai connazionale “un appello solenne”: “Dobbiamo proteggere i nostri ospedali. Dobbiamo proteggere i servizi di rianimazione. Dobbiamo proteggere i francesi”.

La Francia ogni giorno supera di più del doppio i morti che ci sono in Italia, che continua ad avere venti vittime nelle 24 ore. Non ci sono più solo le zone “semplicemente” rosse (quelle in allarme), ma tre diverse gradazioni di rosso. La zona scarlatta è la massima allerta prima di prevedere la chiusura totale. I criteri-guida sono tre: quanti contagiati, quanti di questi hanno più di 65 anni, quanti posti liberi ci sono in rianimazione. Spagna e Francia sono i Paesi che in Europa più guadagnano con il turismo.

Il terzo è l’Italia, che però sta contenendo i danni. E prende le contromisure con i vicini dove i contagi sono più diffusi: dal 22 settembre è stato introdotto l’obbligo del tampone o del test veloce da chi viene dalle zone francesi più a rischio, compresa l’area di Parigi, così come già il controllo era stato imposto dalla Spagna, Croazia, Grecia e Malta. Era inevitabile che da Bruxelles giungesse un segnale. La Commissaria Ue alla Salute, Stella Kyriakides, il 24 settembre ha lanciato l’allarme: i governi europei prendano ulteriori misure di controllo e limitazione, altrimenti altri lockdown diventeranno necessari. “In alcuni Paesi la situazione è peggiore che a marzo”. Un allarme che non riguarda tutti alla stessa maniera, perché Bruxelles ammette: in Italia e Germania la situazione è (ancora) sotto controllo.

A “rischio crescente”, invece, per Bruxelles sono Austria, Belgio, Danimarca, Paesi Bassi e Francia. La Spagna è addirittura in una fascia ad “alto rischio”, come Bulgaria, Ungheria, Romania. I Paesi Bassi hanno visto un aumento esponenziale dei contagiati nel giro di pochi giorni ed è stata ripristinata la mascherina nei luoghi pubblici (prima l’obbligo era solo su treni e autobus). A settembre i casi sono passati a quasi tremila al giorno; in proporzione, rispetto al totale degli abitanti, è come se in Italia si superasse la soglia di 10mila nuovi malati ogni 24 ore. In Belgio la quarantena per i contagiati o presunti tali, è stata ridotta ad appena sette giorni dalle due settimane “standard”. Dal primo ottobre mascherine obbligatorie anche all’aperto se ci sono assembramenti. In una settimana i contagi sono aumentati di due terzi, i nuovi malati sono attorno ai duemila al giorno (ma la popolazione del Belgio è un sesto di quella dell’Italia). Ma perché l’Italia resiste meglio degli altri grandi Stati europei, nonostante nei primi mesi della diffusione della pandemia sia stata invece il Paese più colpito? Il premier britannico Boris Johnson ha scatenato una breve polemica quando, di fronte ai dati allarmanti del Regno Unito rispetto a quanto succede da noi e in Germania (anch’essa nella fascia virtuosa, con qualche allarme), ha detto che la Gran Bretagna è “un Paese che ama la libertà”. Quindi associando un concetto positivo (la libertà) a un fatto negativo (la maggior diffusione del contagio). A replicare ci ha pensato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, ai margini di una cerimonia a Sassari a cui aveva presenziato (la commemorazione di Francesco Cossiga), ha commentato: “Anche noi italiani amiamo la libertà, ma abbiamo a cuore anche la serietà”. Fatto è che Johnson ha annunciato che se necessario impiegherà l’esercito accanto alla polizia. E Londra ha imposto l’uso della mascherina anche in pubblico con multe da 200 sterline (che possono salire fino a 10mila per chi viola la quarantena); ha incentivato il lavoro da casa, oltre alla chiusura dei pub e ristoranti dalle 22 in poi.

Secondo la stampa britannica più autorevole, come il Financial Times, la nuova emergenza è stata contenuta in Italia perché Roma ha semplicemente gestito meglio la situazione (a conclusioni analoghe, al di là dell’Oceano, è arrivato anche lo statunitense Wall Street Journal). Sono bravi gli italiani, che avrebbero accettato – la tesi è supportata anche da un sondaggio nei vari Paesi – le direttive del governo, dimostrandosi “molto o abbastanza disponibili” ad indossare la mascherina protettiva nelle situazioni richieste. Il microbiologo Andrea Crisanti, intervistato dal Financial Times ha spiegato che anche nei controlli dopo l’accertamento dei casi positivi ci stiamo muovendo meglio, scegliendo un criterio più scientifico, e monitorando famiglia, amici, e tutti i contatti del malato. Certo molto meglio di noi sta la Norvegia, che è fuori dall’Unione europea, e che è protetta dalla dogana alla frontiera, quindi è avvantaggiata nel contenimento della pandemia anche dal poco movimento di turismo internazionale. Le scuole – dopo qualche settimana di didattica a casa – sono state quasi subito riaperte (già ad aprile) per non chiudere più. E non sono stati riscontrati focolai e pericoli. La seconda ondata è un incubo dal Belgio in giù.

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