Caccia al petrolio, Erdogan minaccia la Grecia

di Monica Frida
Finché si trattava del contenzioso per Cipro (mica da poco: di fatto c’è una Repubblica turca nell’isola, anche se riconosciuta solo da Ankara) l’Europa guardava distratta, tiepida, biasimando ma senza far chiasso. Ma ora le pretese turche non si limitano alle costanti liti con i greci, sbeffeggiati dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan che tuona: “Non meritano nemmeno di essere gli eredi di Bisanzio”, facendo riferimento al nome di Istanbul nel periodo greco-romano. Il contenzioso è sulle acque dell’Egeo che nascondono come una cassaforte notevoli riserve sottomarine di gas. Il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis, ha annunciato di voler estendere le proprie acque territoriali fino a dodici miglia marine, delle sei attuali. Se questo avverrà in quella parte del Mediterraneo dove guarda la Turchia, che ha già unilateralmente esteso le acque territoriali nella Zona economica esclusiva greca, la situazione potrebbe diventare drammatica. “Ci prenderemo quello che è nostro -. minaccia Erdogan rivolto alla Grecia -. Eviti errori che la porterebbero sulla strada della rovina”.
Erdogan è sempre più aggressivo nella sua politica estera che lo ha visto impegnato in più fronti anche militarmente (Libia e Siria). Bruxelles ha convocato un vertice del ministri della Difesa, ma senza esito concreto. Jens Stoltenberg, il segretario generale della Nato, considerando che Grecia e Turchia sono entrambi membri dell’Alleanza Atlantica, arriva a dire – con involontario umorismo – che bisognerà trovare una soluzione nel senso della “solidarietà”. Sfugge a molti il rapido evolversi della situazione, con la Turchia sempre più presente nel Mediterraneo, dopo essersi accordata in Libia con il governo legittimo di Tripoli, a cui ha dato il suo vittorioso appoggio militare. Il premier Al Serraj ha concesso agli alleati turchi tutto, o quasi, a cominciare dalla possibilità di utilizzare per 99 anni il porto di Misurata, sia per i commerci che per le navi militari.

Erdogan si è arricchito di euro bloccando nei campi profughi i migranti siriani che volevano arrivare in Europa, con tutti i diritti di veder riconosciuta la condizione di rifugiati politici in quanto in fuga da una tragica guerra civile. Si è arricchito, e si può permettere di tacciare gli europei di essere “ipocriti”, e allo stesso tempo di ricattarli. Da qui la prudenza della Germania che pure ha cercato un’opera di mediazione ma, per una volta, nella sua pure efficace politica estera, ha finora fallito. Con la diplomazia alla finestra si è scelta la mossa spettacolare.

Il 26 agosto la Grecia, con l’alleato storico Cipro, con la Francia e anche con l’Italia, ha iniziato una serie di esercitazioni militari, navali e aeree, nel mar Egeo. Ovviamente Erdogan non ha gradito, e ha avvertito: non mettete alla prova la mia pazienza. Il ruolo dell’Italia è quello meno chiaro, perché la Farnesina, con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ha scelto una linea non conflittuale con Ankara, chiedendo e ottenendo il passaggio delle navi dell’Eni per cercare idrocarburi nell’area orientale del Mar Mediterraneo. Ma anche le navi italiane sono della partita “militare”. Si cerca petrolio, si sfiora il conflitto.