Europarlamento: il Recovery Fund non deve prosciugare il Bilancio

di Giorgio De Rossi

Dopo il vertice più lungo della storia dell’UE, all’alba del 21 luglio u.s., i 27 leader europei hanno concordato un piano per reperire risorse direttamente sui mercati internazionali prendendo in prestito congiuntamente € 750 miliardi. La nascita dei tanto sospirati “eurobonds” dovrà dunque fornire una risposta efficace alla pandemia che ha colpito duramente il “vecchio continente” e non solo. L’accordo prevede che il Recovery Fund sarà composto da € 390 miliardi in sovvenzioni ed € 360 miliardi in prestiti: per l’Italia esso “vale” circa € 209 miliardi, di cui € 81.4 per trasferimenti diretti (a fronte di circa € 55 miliardi di versamenti al bilancio pluriennale) ed € 127 in forma di prestiti. Il nostro Paese dovrà tuttavia mettere rapidamente mano al “piano nazionale di ripresa e di resilienza” per decidere come impiegare concretamente questi fondi. Il Recovery Fund, inoltre, sarà collegato ad un nuovo bilancio settennale, denominato “Multi Annual Financial Framework” (MFF), di € 1.074 trilioni – in calo rispetto ai 1.094 trilioni di euro proposti dalla Commissione ed ai 1.300 trilioni di euro avanzati dal Parlamento – sul quale il Consiglio dei Ministri ha raggiunto un accordo unanime. Per completare il quadro dell’accordo politico gli Stati c.d. “frugali” hanno portato a casa alcune concessioni, tra cui un aumento dei “rebates”, ossia gli “sconti” utilizzati per diminuire i loro contributi complessivi al bilancio dell’UE ed un aumento nella quota dei dazi doganali dell’UE che i Paesi possono mantenere al loro interno senza devolverli al bilancio dell’Unione. Ma, a fronte dell’euforia e dei trionfalismi manifestati da ciascuno Stato membro dopo lo storico accordo e del “risultato straordinario(….) tale da fare un’enorme differenza”, come dichiarato dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, il Parlamento europeo, nella sessione straordinaria del 23 luglio u.s., ha storto il naso per le numerose criticità riscontrate nel citato accordo faticosamente raggiunto dal Consiglio europeo. Infatti, nel testo della Risoluzione presentata dai gruppi parlamentari PPE, S&D, RenewEurope, Verdi e GUE/ NGL (approvata con 465 voti a favore, 150 contrari e 67 astensioni), da un lato, si è voluto esprimere un sostanziale apprezzamento per l’accordo del 21 luglio, compiacendosi del fatto che i Capi di Stato e di Governo dell’UE abbiano accettato un Fondo per la ripresa (Next Generation EU) inteso a rilanciare l’economia; ma, dall’altro, sono stati sottolineati i rischi e le criticità che potrebbero minare e rallentare quel percorso comune di stabilità e di crescita, fortemente auspicato dalla maggioranza parlamentare europea: al punto che il Parlamento si è detto pronto a porre il veto sul Bilancio a lungo termine qualora l’accordo non venisse migliorato.
In particolare, il Parlamento europeo, con la sopracitata Risoluzione, ha deplorato la riduzione della componente “sovvenzioni”, prevista nell’accordo finale sul “Fondo per la ripresa” raggiunto dal Consiglio europeo. Inoltre, ha rivendicato numerose priorità in vista di un accordo globale, che dovrebbe essere raggiunto, al più tardi, entro la fine di ottobre, per non compromettere l’avvio dei nuovi programmi entro la fine del 2021.
Tali priorità prevedono:
– Un meccanismo chiaro che tuteli lo stato di diritto e ripristini i valori fondamentali della democrazia nel Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) e nello strumento per la ripresa: “Next Generation EU”; ciò in quanto la base giuridica scelta per istituire lo strumento per la ripresa non conferisce un ruolo formale ai membri eletti del Parlamento europeo.
– La riforma del sistema delle risorse proprie dell’UE, senza la quale Il Parlamento non darà la sua approvazione al QFP 2021-2027. Detta riforma dovrà includere l’introduzione di un “paniere di nuove risorse proprie” che dovrebbe confluire nel Bilancio a partire dal 1° gennaio 2021. Tale paniere dovrebbe coprire almeno i costi della Next Generation EU e portare ad una riduzione dei contributi basati sul reddito nazionale lordo (RNL). Di tale paniere la tassa sulla plastica rappresenta pertanto solo il primo passo rispetto alle aspettative del Parlamento che intende negoziare un calendario giuridicamente vincolante per l’introduzione di risorse aggiuntive nel corso della prima metà del prossimo QFP.
– Che gli stanziamenti in favore dei programmi faro dell’UE, orientati al clima, alla transizione verde, alla trasformazione digitale, all’innovazione, alla ricerca, alla cultura, alla salute, alla gioventù, alla solidarietà ed alla gestione delle frontiere, non subiscano tagli in quanto orientati al futuro nell’ambito, sia del QFP 2021- 2027, quanto della Next Generation EU. Detti programmi “faro” sono, infatti, a rischio di un calo immediato di finanziamenti dal 2020 al 2021.
– L’introduzione di un obiettivo di spesa giuridicamente vincolante del 30 % in materia di clima e del 10% in materia di biodiversità.
– Il pieno coinvolgimento nella Governance del Fondo per la Ripresa. Il Parlamento europeo, pertanto, con la sua Risoluzione, ha affermato che non intende avallare, sic et simpliciter, l’accordo politico già preso sul Quadro Finanziario Pluriennale nella sua forma attuale; tuttavia, è pronto ad avviare immediatamente negoziati costruttivi con il Consiglio su tutti gli elementi messi in luce nella Risoluzione medesima, al fine di dare la propria approvazione al Regolamento sul QFP 2021-2027. Vedremo, subito dopo l’estate, come evolverà il braccio di ferro che si è venuto a creare tra l’Organo Politico e quello Parlamentare, dal momento che la partita sul tavolo avrà importanti ripercussioni sulla stabilità e sugli obiettivi futuri dell’Unione Europea.