La tentazione tedesca di un’Italia “sotto tutela”

di Monica Frida

Alla vigilia del semestre europeo guidato dalla Germania, che comincia il primo luglio, Berlino ha dato alla sua attività diplomatica un’impronta molto attenta all’Italia, condotta su due livelli. Uno pubblico, comprese alcune dichiarazioni della Cancelliera Angela Merkel ad alcune testate europee, un altro sotto traccia, nel quale Berlino ha espresso tutta la sua preoccupazione per una possibile svolta sovranista del nostro Paese. Le elezioni politiche in Italia sono lontane nel calendario, i cinque anni canonici finiscono nella primavera del 2023. Ma la possibilità, per nulla scongiurata, di un anticipo del voto, e la constatazione che nei sondaggi il centrodestra è ancora favorito, non tranquillizza Berlino. Con il “termometro” attuale del voto Lega e Fratelli d’Italia potrebbero addirittura fare a meno di Forza Italia per raggiungere – se apparentati in coalizione – quel 40% che con l’attuale legge elettorale consente di avere la maggioranza assoluta. Sono Lega e Fratelli d’Italia i partiti italiani più temuti a Bruxelles. Forza Italia no, perché Silvio Berlusconi ha dato prova chiara di europeismo, e il suo “vice” Antonio Tajani da presidente del Parlamento europeo si è fatto apprezzare per la moderazione e il senso istituzionale. Questa preoccupazione verso una svolta sovranista, secondo indiscrezioni, è stata rappresentata con toni espliciti da Heiko Maas, ministro degli Esteri tedesco, in visita a Roma il 22 giugno scorso. Al di là del programma ufficiale – incontro con l’omologo italiano Luigi Di Maio, che lo ha accolto alla Farnesina, e visita mediatica all’ospedale Spallanzani, in prima linea per il Coronavirus – Maas avrebbe avuto un incontro non tracciato con rappresentanti istituzionali dove ha chiarito la posizione di Berlino. La Germania appoggia l’Italia, sta facendo opera di convincimento sui Paesi contrari ai “Recovery Fund” (e questo è emerso anche nel confronto ufficiale alla Farnesina: “Noi come Germania ci stiamo adoperando per superare le divergenze”), ma affida agli incontri riservati un messaggio che – se reso pubblico – avrebbe scatenato le polemiche. Il messaggio è: con i sovranisti al governo l’Italia rischia di perdere gli aiuti comunitari che verranno concessi per affrontare l’emergenza economica.

Un ricatto? In realtà ci sarebbe una preoccupazione politica (che è in parte legata a comprensibili pregiudizi, ma pur sempre pregiudizi) e una preoccupazione legata al bilancio comune e alla “solvibilità” italiana che questo governo garantisce, mentre chissà cosa può succedere con un’altra coalizione alla guida del Paese. Tutto sarebbe avvenuto con la cautela di una diplomazia esperta come quella tedesca, che sa evitare l’incidente. L’attuale posizione della Lega nasconde un’evidente ambiguità, ma questo fa parte della sua strategia del consenso. Le dichiarazioni antieuropee sono frequenti, e un possibile braccio di ferro con l’Unione è uno scenario evocato più volte. Ma quando la Lega è stata al governo con i Cinque Stelle l’agenda di Bruxelles è stata seguita alla lettera, al punto che l’Italia ha risparmiato alcuni miliardi di euro rispetto allo sforamento autorizzato nel deficit/Pil. Non aiuta ora la polemica di questi giorni con la Germania, dopo le dichiarazioni di Angela Merkel sul Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, che è questione controversa nell’attuale governo (Pd assolutamente favorevole a usare i fondi, i Cinque Stelle contrari). La questione sarà salomonicamente affidata al Parlamento. Il ricorso al Mes prevede una condizionalità, ed è questo il punto controverso. Si è già detto che i fondi – a tasso molto agevolato, quasi nullo – dovranno essere destinati alla spesa sanitaria. Solo questo? Ci sarà un controllo oltre ai capitoli di spesa? Ancora non è definito con precisione il quadro. La polemica trae spunto da alcune dichiarazioni della Cancelliera, proprio sul Mes. Angela Merkel ha chiesto a tutti i Paesi di utilizzare tutti i fondi a disposizione perché il Recovery Fund da solo non basta. Precisando che il Mes «è uno strumento che può essere usato». Sottolineando l’ovvio: «Non lo abbiamo attivato perché rimanga inutilizzato».

Immediata la replica da parte del presidente del Consiglio che ha invitato la cancelliera a non intromettersi sulle decisioni del nostro Paese con un chiaro: «Ai conti dell’Italia ci penso io». La reazione di Conte è stata singolare, perché Angela Merkel in realtà non aveva neanche un po’ sconfinato dalla sua tradizionale prudenza. E avrebbe potuto dire: i conti dell’Italia riguardano tutti, dal momento che a tutti chiedete un aiuto. Ma non l’ha detto. La polemica in realtà è fumo. Conte può aver acceso i toni per un problema di politica interna, essendosi reso conto da tempo che il Mes è uno strumento da maneggiare con cura perfino nel parlarne. Questa abitudine italiana (che peraltro non è soltanto italiana) di alzare la voce per essere ascoltati in Patria è ben nota a Berlino, che ha l’intelligenza di ignorarle.Ora si tratta di ricostruire un rapporto diplomatico con Roma che recuperi le sensibilità affini ai due Paesi, che non sono poche, a cominciare dall’approccio pacifista sulle questioni del Mediterraneo, dove un aiuto tedesco è certamente molto utile a Roma.