Coronavirus, Stoccolma fa i conti. “Numero spaventoso di morti”

di Marta Fusaro

La strategia della “mitigazione dolce”, con la rinuncia alla chiusura totale per l’emergenza sanitaria del coronavirus della Svezia, non ha prodotto risultati buoni. C’è stata da Stoccolma un po’ di retorica nell’immagine suggerita di senso di responsabilità degli svedesi, quindi appelli ma non divieti. “Un numero spaventosamente alto di vittime” ha commentato Anders Tegnell, il medico specialista di pandemie che è considerato l’artefice del “modello Svezia” per contrastare il coronavirus. La Svezia non perde il confronto solo con gli altri Paesi della penisola scandinava, ma i suoi numeri sono proporzionalmente elevati anche rispetto agli altri partner europei. L’indice di letalità, cioè il rapporto tra decessi e casi confermati, è attorno al 12%. Nonostante la politica sociale di Stoccolma sia sempre stata considerata all’avanguardia, nella classifica europea dei posti letto in terapia intensiva rispetto alla popolazione la Svezia è ultima nell’Unione europea. Un fattore rilevante nel contrasto alla pandemia, considerando che statisticamente un contagiato su dieci ha necessità di un ricovero con ventilatori per consentire la respirazione. La “settimana nera” è stata quella dal 12 al 19 maggio, con il tasso di mortalità più alto d’Europa (6,08 per milione di abitanti) davanti a Gran Bretagna (5,57), Belgio (4,28) e Italia (3). I morti sono stati finora circa quattromila, e anche considerando la bassa popolazione del Paese (10,2 milioni) sono inferiori all’Italia, ma in condizioni geografiche molto diverse (la Svezia, un sesto degli abitanti dell’Italia, è però grande una volta e mezza il nostro Paese: e siccome nel contagio le distanze sono decisive, si capisce che quello di Stoccolma è un risultato sorprendente in negativo). Alla Svezia non sono stati risparmiati neanche i tanti contagi nelle case di riposo (e conseguenti decessi), una tragedia non solo italiana ma mondiale. Eppure qui la linea del governo guidato dal socialdemocratico Stefan Löfven era stata prudente, vietando le visite parenti agli anziani da parte di familiari e amici. Una clausura forzata che non è bastata a evitare il contagio.

Non sono mancate poi le polemiche, soprattutto proprio sulla tutela degli anziani. Un documento riservato del Karolinska Institutet di Stoccolma, e rivelato dal quotidiano svedese Aftonbladet, indicava alcune imbarazzanti linee guida nella gestione dei posti letti in terapia intensiva. Tra queste c’era infatti l’ipotesi di escludere gli ultraottantenni, e i 60-settantenni che presentassero altre patologie, qualora si fosse arrivati a saturazione dei posti letto a disposizione. I criteri quindi erano due, età anagrafica e età biologica. La replica delle autorità sanitarie è stata che non ci sarebbero state carenze in terapia intensiva. Si sarebbe portati a pensare, avendo adottato misure meno drastiche degli altri Paesi, che almeno l’economia svedese non avrebbe risentito della crisi che ha messo in ginocchio chi ha scelto la “chiusura”. E invece la scelta svedese non è stata consolata (o almeno non del tutto) da una buona tenuta dell’economia. Tutti gli indicatori sono peggiorati. Le esportazioni a marzo sono calate del 12%. Cresce la disoccupazione, e il Pil è in sofferenza (anche se non nelle proporzioni dei Paesi più “drastici”). La conclusione più immediata è che l’Unione come mercato unico vive della prosperità dei Paesi aderenti, e non è solo una somma di Stati ma un’Europa unica.

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