Albania e Macedonia nell’Ue, Berlino: sì ai negoziati

Dopo l’ingresso della Croazia nel 2013, l’Unione europea potrebbe aprire le porte ad altri due Stati della penisola balcanica. Con un voto a larga maggioranza, il Parlamento tedesco ha dato l’ok all’avvio dei negoziati con l’Albania e la Macedonia del Nord, concedendo il nulla osta al Governo della cancelliera Angela Merkel per procedere con il dialogo in sede europea. La risoluzione, approvata con 395 favorevoli e 188 contrari, è stata subito accolta positivamente dal Commissario europeo per l’Allargamento, Johannes Hahn, come un “riconoscimento del concreto progresso”, “essenziale per la promozione delle riforme nei Balcani occidentali e l’affidabilità dell’Unione europea”. Il Bundestag chiede infatti a Tirana una serie di interventi legislativi come precondizione per l’avvio dei negoziati, mentre non vengono pretesi ulteriori progressi dal Governo macedone di Skopje.

Il documento – approvato inizialmente dal principale gruppo parlamentare, quello dei cristiano democratici e cristiano sociale (Cdu e Csu), ma che ha poi avuto il sostegno anche dei socialdemocratici del Spd – detta due gruppi di condizioni al Governo albanese. Prima della conferenza intergovernativa, il momento che segna formalmente l’inizio dei negoziati “l’Albania deve garantire il funzionamento della Corte costituzionale e della Corte suprema”, la cui attività è stata sospesa a seguito del processo di rivalutazione dei magistrati. Un’altra condizione prima della Conferenza intergovernativa riguarda la riforma elettorale “che va realizzata in base alle raccomandazioni dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) e garantisca un trasparente finanziamento dei partiti politici e della campagna elettorale”, si legge nel documento approvato dal Bundestag. I deputati tedeschi precisano che il processo della riforma “dovrà essere condotto attraverso un dialogo aperto e inclusivo di tutte le forze politiche”. Un altro pacchetto di condizioni è legato all’avvio della seconda fase del processo di negoziati di adesione, quello relative all’apertura dei primi capitoli legati allo Stato di diritto, i diritti fondamentali, la sicurezza e la giustizia. Sono almeno sette le condizioni poste dai deputati tedeschi che riguardano “l’attuazione della riforma elettorale, l’inizio di procedimenti penali nei confronti di giudici e magistrati bocciati dal processo di rivalutazione a causa dei problemi riscontrati nella loro attività da magistrato, che risultano punibili e anche l’avvio di procedimenti penali e probabilmente di processi giudiziari di tutti quelli coinvolti in compravendita delle elezioni”. I deputati tedeschi chiedono inoltre che la speciale unità anticorruzione e contro la criminalità organizzata “avvii la sua attività” e che ci sia “un progresso solido nella lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata a tutti i livelli”.

Il documento approvato dai parlamentari tedeschi sottolinea la necessità di “un tangibile progresso nella riforma all’ amministrazione pubblica” e di “una decisione definitiva della Corte sulla legittimità delle elezioni amministrative dello scorso 30 giugno”. Se la Corte dovesse decidere la loro ripetizione, proseguono i tedeschi “le elezioni dovranno svolgersi in basa alla nuova riforma elettorale”.

La decisione dei parlamentari tedeschi è stata salutata positivamente dal premier albanese Edi Rama. “Grazie a tutti quelli che hanno finalmente votato a favore dell’avvio dei negoziati di adesione all’Ue”, ha scritto Rama in un post su Twitter. Rivolgendosi ai contrari, ha promosso: “Faremo di tutto per convincerli con i fatti che l’Albania merita l’apertura dei negoziati”. Un apposito ringraziamento è andato anche alla cancelliera tedesca Angela Merkel “per il continuo sostegno all’Albania”.

Parole di gratitudine anche da parte del leader dell’opposizione Lulzim Basha, secondo il quale “le condizioni aggiuntive e la richiesta per la soluzione della crisi politica rappresentano la sincera preoccupazione per i passi indietro che l’Albania ha registrato”. “Queste condizioni e richieste – attacca Basha – riflettono il fallimento del governo e non del popolo albanese”. A parere del leader dell’opposizione “in particolare, le richieste per l’arresto e il procedimento penale delle persone coinvolte nella compravendita dei voti e la richiesta sulla legittimità del processo farsa delle elezioni dello scorso 30 giugno, dimostrano chiaramente che la responsabilità per il mancato avvio dei negoziati di adesione all’Ue è del premier Rama e di nessun altro”, sottolinea Basha impegnandosi a nome dell’opposizione “a fare di tutto perché l’Albania possa ottenere il nulla osta per l’apertura dei negoziati”.

Europatoday

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