Sud Italia? Ue: c’è troppo lavoro nero, pochi investimenti e infrastrutture carenti

Un divario nord-sud che aumenta invece di ridursi, e i problemi delle regioni del Mezzogiorno che invece di conoscere miglioramenti vedono invece un ulteriore aggravamento. Il quadro che emerge dall’analisi della Commissione europea che accompagna le raccomandazioni specifiche per Paese, è di quelli che peggiori non si potrebbe. Boccia anni di politiche probabilmente mancanti, o forse semplicemente fallimentari perché per nulla incisive. Comunque la si voglia vedere, è una sconfitta tutta tricolore.

La Commissione europea rileva che “il lavoro sommerso è diffuso in Italia, in particolare nelle regioni meridionali”. Bruxelles cita i dati Istat, secondo cui l’economia non osservata (sommerso economico e attività illegali) nel 2016 rappresentava circa 210 miliardi di euro (12,4% del Pil). Di questi, circa il 37,2% è imputabile al lavoro sommerso. A questo si aggiunge che “resta limitata, in particolare nell’Italia meridionale, l’adozione da parte delle imprese più piccole di strategie volte ad aumentare la produttività, quali l’innovazione dei prodotti, dei processi e dell’organizzazione”.

Si fa poco per creare lavoro, c’è troppo lavoro irregolare, manca la competitività. Colpa di tutti. “Al Sud vengono fatti pochi investimenti efficaci nelle infrastrutture per la gestione dei rifiuti e nelle infrastrutture idriche, a fronte di persistenti rischi di scarsità di acqua e di siccità”, continua il documento dell’esecutivo comunitario. Alla luce di ciò si raccomanda al governo di “migliorare la qualità delle sue infrastrutture, tenendo conto delle sue disparità regionali”. Ma c’è anche un richiamo al miglioramento della gestione dei territori. È convinzione di Bruxelles che “la qualità inferiore della governance nell’Italia meridionale limita seriamente la capacità di spesa e di definizione delle politiche in queste regioni”. Serve dunque un “miglioramento della capacità amministrativa”, in quanto “presupposto indispensabile per garantire l’efficacia nell’erogazione degli investimenti pubblici e l’utilizzo dei fondi dell’Ue, con effetti di ricaduta positivi sugli investimenti privati e la crescita del Pil”. La Commissione europea spinge per questi miglioramenti,
che se realizzati “potrebbero accrescere l’impatto degli investimenti nella banda larga, nei trasporti, nella gestione delle risorse idriche e nell’economia circolare, in particolare nelle regioni dell’Italia meridionale, le quali sono in ritardo soprattutto in termini di investimenti immateriali”.
Europatoday

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