Il nuovo business delle mafie in Europa: commercio di costosi medicinali falsi

Non solo vestiti, alimenti, prodotti di lusso ed elettronici, ora il mondo della contraffazione ha trovato un altro campo in cui concentrarsi: quello dei medicinali. Lo rivela la prima edizione della Valutazione delle minacce dei reati contro la proprietà intellettuale , che è stata realizzata da Europol in collaborazione con l’Ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale (Euipo).

Secondo lo studio “oltre alle tradizionali categorie di abbigliamento, calzature e prodotti di lusso contraffatti, esiste un commercio crescente di prodotti falsificati che possono potenzialmente nuocere alla salute umana”. Tra questi, spicca “il commercio di medicinali contraffatti per il trattamento di malattie gravi, che sembra essere in aumento”. Dietro a questo commercio ci sarebbero le organizzazioni della criminalità organizzata, che come sempre sono pronte a fare affari a disprezzo della vita umana. “Questa relazione mostra chiaramente che la pirateria e la contraffazione non sono reati senza vittime. I gruppi di criminalità organizzata che producono e vendono tali beni non hanno alcuna considerazione della qualità che assai spesso presenta rischi per la salute e la sicurezza”, denuncia la direttrice esecutiva dell’Europol, Catherine
De Bolle. “Assieme agli Stati membri e ai partner dell’UE, l’Europol s’impegna al fine di fermare le reti criminali dietro a questo commercio illegale e pericoloso. La sicurezza e la salute dei consumatori europei rivestono la massima importanza per noi”, ha assicurato. “Questa valutazione delle minacce rappresenta un quadro ben preciso della portata e dell’estensione della contraffazione e della pirate ria nell’Ue, e dei danni che possono essere causati alle attività commerciali legittime e ai consumatori”, ha affermato Christian Archambeau, di rettore dell’Euipo.

Come si legge nel rapporto, nel periodo tra il 2015 e il 2017 “le merci contraffatte e usurpative potevano rappresentare fino al 6,8 per cento delle importazioni dell’Ue, per un to tale di 121 miliardi di Euro”, ma negli ultimi anni tale importo è “aumentato in modo significativo”. Gradualmente diminuito dal 2013 è invece il numero annuo di sequestri effettua ti dalle forze dell’ordine, “sebbene il numero dei beni sequestrati e il loro valore stimato siano calati a un ritmo inferiore, con una ripresa temporanea nel 2015 e 2016”, afferma il rapporto. Proprio questo andamento decrescente, per l’Europol, sarebbe indice di un aumento dell’efficacia delle operazioni, che tuttavia devono fare i conti con un sempre maggiore traffico tramite “piccoli colli”, spediti direttamente all’utente finale e più difficilmente intercettabili.

“Spesso i contraffattori utilizzano rotte commerciali complesse per trasportare le proprie merci dal Paese di produzione verso i mercati di destinazione”, e si legge ancora nel rapporto, “sebbene la spedizione di merci contraffatte verso l’Ue avvenga ancora in gran parte in carichi alla rinfusa attraverso il trasporto merci, negli ultimi anni si è registrato un forte aumento del trasporto espresso”, conseguenza dell’espansione di mercati online che ricorrono al crescente numero di collegamenti ferroviari tra la Cina e l’Ue per offrire ai contraffattori la possibilità di diversificare le rotte e i modi di trasporto. “La maggior parte dei prodotti contraffatti proviene ancora dalla Cina, ma per alcune categorie specifiche di prodotti anche altri paesi giocano un ruolo significativo”. Ma oltre alla contraffazione di pro dotti fisici, lo studio si concentra anche sulla pirateria e sui beni immateriali: “La crescita di internet ha offerto ai contraffattori opportunità uniche per sviluppare la pirateria, la vendita e la distribuzione di libri, gio chi, film e musica non autorizzati”. “I proprietari di queste piattaforme generano profitti grazie alla pubblicità digitale, nella quale spesso compaio no messaggi pubblicitari tradizionali di marchi importanti. In molti casi, questi siti web sono utilizzati anche per prendere di mira i consumatori con tentativi di phishing o per la diffusione di malware”.

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