Plastica e ambiente: la strana coppia dell’economia circolare in Europa

di Carlo Pettinelli (*)

Una delle principali iniziative adottate nell’ultimo mandato della Commissione europea è stato il Piano d’azione per l’economia circolare, adottato nel 2015 e attuato negli anni successivi. In questo ambito, la Strategia europea per la plastica è uno dei più brillanti esempi di come si possano combinare la crescita economica ed il lavoro con la protezione dell’ambiente, che nel lungo termine significa anche protezione della salute. La plastica non deve certamente essere ostracizzata, perché permette un’innumerevole serie di applicazioni e tecnologie che caratterizzano gli standard di sicurezza e di vita europei, che sono all’avanguardia a livello mondiale. Dall’isolamento termico degli edifici, con il risparmio energetico che ne consegue, alla protezione dagli urti per oggetti e persone fino alla conservazione dei cibi, la plastica gioca un ruolo chiave nel nostro modello economico e sociale. Tantissimi oggetti di uso quotidiano, dai recipienti ai giocattoli, sarebbero molto più costosi, molto meno funzionali ed in fin dei conti avrebbero un maggior impatto ambientale se fossero realizzati in metallo, o con altre fibre, invece che in plastica. Tuttavia, la plastica presenta anche degli inconvenienti e forse il primo di questi è l’impatto ambientale. Dobbiamo felicitarci che negli ultimi anni i cittadini di tutti i paesi europei abbiano manifestato una sensibilità crescente per impatti negativi dei rifiuti plastici dispersi nell’ambiente, in primis quello marino. Nei reportage sempre più spesso si vedono spiagge del sud-est asiatico letteralmente invase da rifiuti plastici, la maggior parte dei quali proviene dai fiumi. In Europa la situazione è meno drammatica ma certamente grave. Purtroppo la dispersione nell’ambiente è quasi sempre causata da comportamenti individuali e rendere consapevoli le persone della necessità di correggerli è uno dei punti cruciali dell’economia circolare; per poter riciclare un materiale bisogna anzitutto raccoglierlo. Sensibilizzare i cittadini si è rivelato non essere sufficiente ed è per questo che i vari livelli di governo, cioè le Amministrazioni locali e regionali, i Governi nazionali e l’Unione europea debbono intervenire in modo coordinato, ognuno sui punti dove può essere più efficace degli altri secondo il principio della “sussidiarietà”.

Per affrontare queste sfide, nel gennaio 2018 la Commissione europea ha adottato una Strategia per la plastica, che disegna una visione di come sarà l’economia “circolare” della plastica nei prossimi decenni. L’obiettivo è di promuovere gli investimenti in soluzioni innovative e trasformare le sfide attuali in opportunità, per le quali sarà necessario – oltre all’azione comunitaria anche l’intervento di tutti gli attori della catena del valore della plastica, a partire dai produttori e dai progettisti fino ai marchi, ai rivenditori e alle imprese di riciclaggio, nonché quello della società civile, della comunità scientifica, delle imprese e delle autorità locali. Applicare i criteri dell’economia circolare all’uso delle materie plastiche ci permette non soltanto di ridurre il loro impatto ambientale, ma anche di creare le cosiddette “materie prime secondarie”, cioè provenienti da riciclo, per le quali la catena di produzione – che significa crescita e lavoro – resta in Europa, spesso a livello locale, e ci permette di evitare di trasferire denaro al di fuori dell’Europa per comprare materie prime, siano esse petrolio o minerali. L’universo della plastica è complesso e variegato, sia per quanto riguarda la varietà dei materiali che il loro uso, ancor più quando si parla di materia prima riciclata; è facile immaginare che con una bottiglia usata si possa produrre un componente di un prodotto industriale ma non è possibile fare l’inverso. Per questo motivo una strategia per la plastica efficace è “necessariamente” complessa.

La recente Direttiva europea comunemente detta sulle plastiche monouso (più precisamente Direttiva sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente) è uno dei pilastri della strategia europea per la plastica e mostra come sia necessario e possibile trovare soluzioni specifiche per problemi diversi, evitando soluzioni apparentemente più semplici ma che alla resa dei conti si dimostrerebbero contro produttive od impraticabili. La Direttiva è stata preparata con un approccio pragmatico, identificando i 10 articoli che sono più frequentemente ritrovati sulle spiagge, che si stima rappresentino circa l’80% dei residui di plastica nell’ambiente marino. In pratica, si tratta di bottiglie di plastica, imballaggi alimentari, mozziconi di sigarette, piattini e posate di plastica, ma anche tanti oggetti che non sono monouso come le reti da pesca.

Adottare un semplice divieto di uso della plastica per produrre questi 10 articoli si è rapidamente rivelata una soluzione irrealistica, quindi si è proceduto con un approccio differenziato valutando per ciascun articolo anzitutto la possibilità di sostituire la plastica con altre materie prime disponibili, economicamente accessibili e con minor impatto ambientale, come ad esempio nel caso dei piattini e posate monouso. In subordine si sono instaurate delle misure alternative per aumentare la raccolta differenziata ed il riciclo, come nel caso delle bottiglie di plastica, che non sono sostituibili con quelle di vetro per motivi di peso, con i costi e le emissioni inquinanti che questo comporterebbe.

Quindi la Direttiva infatti permette di continuare l’uso della plastica per le bottiglie monouso rafforzando le pratiche per il riciclo. In pratica, la Direttiva stabilisce due obiettivi da raggiungere progressivamente nei prossimi anni: il tasso di raccolta differenziata delle bottiglie di plastica dovrà raggiungere il 90% di quelle immesse sul mercato, il che spingerà verso nuove pratiche di raccolta (ad esempio reintroducendo un deposito cauzionale, già utilizzato a lungo per il vetro), mentre le bottiglie di nuova produzione dovranno contenere almeno il 30% di plastica riciclata, creando un vero mercato per quest’ultima. Inoltre, per mettere in moto un ciclo virtuoso, la Commissione ha promosso la creazione della “Alleanza per la Plastica Circolare” che riunisce i maggiori protagonisti di tutta la filiera, dalle grandi imprese operative nella raccolta dei rifiuti e nel riciclo fino a quelle attive nella produzione e nell’uso della plastica, potenziali clienti delle prime, mettendo tutti “intorno ad un tavolo” per identificare e rimuovere gli ostacoli al funzionamento del “ciclo e riciclo” della plastica.

 

(*) Direttore “Tecnologie per I consumatori, per l’ambiente e per la salute” presso la Commissione Europea. Le informazioni e le opinioni espresse in questo articolo sono quelle dell’autore e non riflettono necessariamente la posizione ufficiale della Commissione europea.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *