Amnesty, allarme diritti in Ungheria e Polonia

di Rodolfo Martinelli Carraresi

Intervista a Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia

Quali sono gli Stati Europei dove i diritti umani sono meno seguiti?
Amnesty International non ama fare classifiche. Ci sono temi, penso alle politiche in materia d’immigrazione, che chiamano in causa tutti pressoché tutti gli stati. Ma credo sia davanti agli occhi di tutti l’involuzione, sul piano del rispetto dei diritti, in corso in Ungheria e Polonia.

Quale è la situazione italiana su il rispetto dei diritti umani, l’Italia come è collocata?
Come dicevo sopra, non facciamo classifiche. Ma riprendendo il tema delle politiche in materia d’immigrazione, è evidente che l’Italia ha assunto purtroppo un ruolo guida, con gli accordi bilaterali con la Libia, che hanno prodotto un catalogo infinito di sofferenze.

Dove il nostro paese è ancora indietro nei confronti degli altri paesi europei ?
Faccio due esempi. Siamo indietro rispetto alla maggior parte degli stati europei che si sono dotati di norme per il riconoscimento, tramite codici alfa-numerici, degli agenti di polizia in servizio di ordine pubblico. E siamo indietro (ma con molti altri stati) nella previsione di norme contro lo stupro basate sul consenso esplicito.

Chi e Cosa si può fare per colmare questo divario?
Il divario può essere colmato attraverso sviluppi legislativi: dunque la responsabilità spetta a coloro che prendono decisioni politiche. Ma queste vanno influenzate e dunque spetta anche alla società civile, alle organizzazioni per i diritti umani svolgere campagne perché quelle decisioni siano buone decisioni. Non ultimo, l’educazione ai diritti umani all’interno delle scuole può giocare un ruolo importante.

In questi ultimi anni , l‘onda populista ha conquistato molti governi europei ,compresa l’Italia. Amnesty International ha trovato delle difficoltà di divulgazione nella sue campagne ? Se si Quali sono?
Questo fenomeno ha favorito campagne di delegittimazione delle Ong, compresa Amnesty International che pure non è impegnata nelle attività di ricerca e soccorso in mare. Per non parlare della crescita di quel discorso divisivo, discriminatorio e velenoso del “noi contro loro”, dell’invenzione della teoria che “i diritti non bastano per tutti” e dunque “prima gli italiani”. Ma questo clima ha spinto, per contrasto, molte persone ad avvicinarsi alla nostra organizzazione.

A breve si andrà a votare per le europee dai sondaggi danno i populisti europei in crescita. Nell’ipotetica vittoria delle destre lei pensa che i diritti umani in Europa sono a rischio? Se si, quali sono?
In generale, vedo in pericolo la tutela dei diritti dei gruppi più vulnerabili: non solo i richiedenti asilo, come è facile pensare, ma anche le donne. L’Europa è attraversata da una profonda misoginia. Temo anche per la politica estera comune, qualora avessero la maggioranza formazioni politiche che non hanno esattamente a cuore la tutela dei diritti umani.

Se Amnesty International Italia avesse la possibilità di chiedere due cose: una al governo italiano e l’altra al prossimo Parlamento Europeo, su cosa richiamerebbe la loro attenzione?
Al Parlamento europeo, di contrastare efficacemente il discorso d’odio e, questo è un punto concreto, di non mollare sulla riforma del regolamento di Dublino. Al governo italiano, di essere leader di politiche sull’immigrazione che rispettino i diritti umani, premendo sulle istituzioni europee, anziché essere in parte ideatore e in parte esecutore di politiche di segno contrario.

Amnesty Italia quali campagne di sensibilizzazione sta portando avanti e con quali strategie ?
A metà aprile presenteremo le nostre proposte al nuovo Parlamento europeo, insieme a un appello a tutte le candidate e a tutti i candidati ad astenersi dal discorso d’odio durante la campagna elettorale.

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